Comune di Rotzo > Il comune

Informazioni sul territorio

Il comune di Rotzo è situato nella parte occidentale dell’Altopiano dei 7 Comuni, conosciuto come “Altopiano di Asiago”. Il paese è posto alla confluenza tra la Val d’Assa e la valle del fiume Astico ed è difeso a nord dalla corona delle Prealpi venete, in particolare dallo Spitz di Rotzo e da Cima Campolongo. Il territorio attorno al piccolo paese degrada verso un’ampia zona pianeggiante, che viene chiamata dagli abitanti di Rotzo, i rotzesi, “la Campagna” e costituisce il retaggio di un’antica morena glaciale. È  proprio qui che iniziò, più di duemila anni fa, la storia del paese. 

La  possibilità di disporre di vaste zone pianeggianti ed il microclima della zona che risente dei benefici influssi della sottostante pianura e della protezione dei potenti bastioni alpini a nord, permisero l’insediamento di antiche popolazioni di origine retica. C'è da dire che in tutto l'altipiano si sono trovate tracce di una profonda frequentazione fin dall’epoca preistorica, dalle caverne utilizzate come riparo dagli antichissimi cacciatori d'orsi e cervi nelle battute di caccia estive, ai luoghi magici tipo l'area dei graffiti o l'Altar Knotto, a tracce relativamente più recenti, come quelle del Bostel, che confermano l'insediamento stabile di popolazioni preromane dedite alla pastorizia, silvicoltura ed agricoltura con attività manufatturiere più specializzate frequentata sicuramente per oltre un millennio, dal XIII al II secolo. 

Gli scavi archeologici del Bostel iniziarono nel 1739 ben prima del nascere dell’archeologia intesa come moderna scienza, infatti alcuni contadini, mentre stavano lavorando nei campi che coprono la collina, si accorsero che l'aratro sollevava ogni tanto, delle grosse pietre; osservarono, inoltre, che dei frammenti di vasi di terracotta e delle ossa apparivano in superficie insieme con le zolle di terra. Sorpresa, stupore e questi reperti fecero subito pensare che in quel luogo vi fossero state in un tempo molto lontano delle primitive dimore: un vero e proprio insediamento umano. Lo spiegava anche lo stesso nome di quella località. Infatti la parola "Bostel" o "Pustel", nella lingua parlata dalle antiche genti dell'Altopiano, vuoi dire: "luogo sicuro", "stalla nascosta", "ripostiglio". Per opera dell’Abate Agostino Dal Pozzo nato a Rotzo nel 1732, insigne storico di spirito illuminista, indagatore profondo delle origini e della lingua di queste genti, studioso e uomo di vasta cultura si cominciò allora a scavare con grande interesse e curiosità: a lui il merito della scoperta del villaggio del Bostel. Si scoprirono sotto terra, alla profondità di un metro o di un metro e mezzo, più di quaranta casette, tutte costruite a muro secco, separate l'una dall'altra e formate da una sola stanza con un'unica apertura verso ovest: la porta. Nel mezzo del pavimento d'ogni singola casetta c'era una buca circolare che serviva per cuocere i cibi. 

L’importanza del sito archeologico fu subito nota ed altre campagne di scavo si susseguirono negli anni a venire, permettendo di reperire una grande quantità di materiali di grandissimo valore storico e scientifico. Così nel 1912 il Prof. Pellegrini, nel 1969 il Prof. Frescura e più recentemente, dal 1998 le ripetute campagne di scavo a cura del CISAS di Padova coordinate dal Prof. A. De Guio e dal Dottor Carlo Bressan di “Archeidos” ci hanno dato la certezza di trovarci di fronte ad uno dei più importanti siti archeologici veneti.

Degli avvenimenti della vita su questi monti, purtroppo, non si hanno notizie nei secoli successivi. Le prime tracce scritte su Rotzo si hanno, infatti, solo nell'800. In un documento del 917, in cui l'imperatore Rodolfo di Borgogna confermava al vescovo di Padova, Silicone, tutte le donazioni fatte dal re Berengario nel 912, Rotzo è nominato assieme ai villaggi di Gallio, Asiago, Albaredo e Roana. Attorno al Mille, tra Rotzo e Castelletto, è edificata e dedicata a S. Margherita la prima chiesa dell'Altipiano. Nel 1204 in un incontro avvenuto presso il Prà della Varda a Cogollo tra i sindaci e i procuratori si delineano i confini dei comuni di Castelletto, Cogollo, Caltrano, Chiuppano, Velo e Arsiero. I confini del comune di Castelletto (Rotzo) comprendevano un territorio che si estendeva fino alle porte d'Asiago, alla Valsugana e a sud oltre la Valdassa. Nel 1250 abbiamo già notizia della chiesa arcipretale di Rotzo intitolata a Santa Gertrude. Il 1300 segna la separazione da Rotzo e la formazione di un nuovo comune da parte di Roana. Nel 1310 i comuni dell'Altopiano si costituiscono in federazione: nasce così la Reggenza dei Sette Comuni. Sul portone del palazzo della Reggenza vi era scritto in cimbro:

 

"Sleghe un Lusaan
Ghenebe un Wusche
Ghel, Rotz, Robaan
Dise saint Siben Alte Komeun
Prudere Liben"

" Asiago e Lusiana

Enego e Foza

Gallio, Rotzo,Roana

questi sono i Sette antichi Comuni fratelli cari". 

 

Il primo articolo dello statuto della Reggenza così recitava: 

"Il bene del popolo è il bene della Reggenza e il bene della Reggenza è il bene del popolo".

Nel 1598 il conte Francesco Caldogno, ispettore e poi provveditore ai confini in terra vicentina, scrive al doge Marino Grimani  la "Relazione delle Alpi vicentine e dei loro passi". In questo documento si espongono in dettaglio notizie riguardanti l'Altopiano definito come un corpo, il cui capo è rappresentato da Asiago e i piedi dai comuni di Rotzo ed Enego. 

Di Rotzo il Caldogno riporta alcune note interessanti: 

“L'ultimo di essi Sette Comuni è Rozzo (Rotzo) che, dalla parte di ponente con i suoi colonnelli di S. Pietro d'Astico e Piè di Scala tiene il piede nell'Astico; la cui pianura benché non sia di tanta grandezza e bellezza di sito, come quella degli altri Sette Comuni, è però miglior di tutti, sì per la qualità dell'aria, vivendo gli uomini più lungo tempo che in qualunque altro luogo del Vicentino, essendovene molti di 80, 90 e più di 100 anni; come ancora per l'ottima disposizione dei terreni, che producono le più belle e migliori biade, che per avventura si trovino in qualunque altro luogo d'Italia, e in molta quantità; sicchè, con maggior fortuna di tutti gli altri comuni, non solo raccolgono il viver loro, ma eziandio possano somministrare ad altri. Ed avendo solo dintorno a 1500 pecore, sebbene con molti pascoli attendono anco non solamente alla coltura de' loro terreni, ma al taglio dei boschi ed al transito dei legnami; per l'ordinario sono assai dinarosi. Le loro case, come quelle degl'altri comuni, si veggono fabbricate in un piccolo borgo vicino alla chiesa e sparse, che tutte vanno alla somma di 400 fuochi, e sono 2500 anime ed 850 da fazione. Hanno comodità di fonti, ricevendo alquanto d'incomodo nello scendere dalla sommità della montagna nel fondo della Val d'Astico a macinare; e siccome la gran bontà di quell'aria rende tanto feconde quelle terre, così gli uomini pajono di natura assai placida, affabile, come anche sono ben atti e disposti alle fatiche.”

La storia di Rotzo va di pari passo con quella degli altri comuni della Reggenza, che sarà abolita solo nel 1807 da Napoleone. 

È  giusto ricordare, anche per capire l’attuale realtà economica e gestionale del patrimonio di Rotzo, che il 28 giugno 1578 la frazione di S.Pietro Valdastico, per effetto del lodo Piovene, entrò a far parte del comune; Pedescala, al contrario, ne aveva fatto parte da sempre. La scissione dal municipio di Rotzo di queste due frazioni e la costituzione di un nuovo comune con altri paesi della valle avverrà poi nel 1940. Rimane in comune invece, ancor oggi, la gestione del patrimonio silvo-pastorale attraverso il "Consorzio per la gestione degli Usi civici Rotzo - S. Pietro e Pedescala". 

Non si può dimenticare il fenomeno dell'emigrazione che colpì anche il comune di Rotzo a più riprese sia nell'Ottocento sia nel secolo successivo, portando molte persone in altri paesi d'Europa e oltre oceano, in America e in Australia. 

Altra esperienza che segnò in modo indelebile Rotzo e gli altri paesi dell'Altopiano fu la prima Guerra Mondiale, che devastò tutto il territorio. La popolazione civile nel maggio 1916 fu costretta al profugato in vari centri della pianura veneta e ben oltre, fino a Stradella in provincia di Pavia. Fu questo un momento drammatico che segnò un profondo solco tra le antiche tradizioni, l’antica parlata cimbra , i modi di vivere di queste genti e recise, in qualche modo, la continuità di una storia millenaria  proiettando Rotzo e la sua Gente in un mondo nuovo e moderno. Al ritorno in paese, dal 1919, seguì la ricostruzione e la paziente e laboriosa ricostituzione dei boschi interamente distrutti dai bombardamenti e dagli eventi bellici. Tracce importanti del periodo bellico sono identificabili nel poderoso Forte di Cima Campolongo ottimamente  restaurato e reso agibile ai turisti.

La  vita odierna di Rotzo è quella comune ai piccoli centri di montagna: un’economia basata prevalentemente sul terziario e sul turismo con flussi turistici per la maggior parte estivi ed invernali, che si ampliano via via verso le altre stagionalità considerando la bellezza paesaggistica e la ricchezza storico-culturale del luogo. 

Da ultimo va ricordato il diffondersi della coltura della patata di Rotzo che, grazie alle peculiarità del terreno e alle caratteristiche moreniche del suolo, costituisce un’ importante realtà colturale ed economica per il paese. La tradizionale “Festa della patata” che si tiene la prima domenica di settembre rappresenta un appuntamento gastronomico e commerciale atteso dalla comunità altopianese e frequentato da miglia di persone provenienti da paesi e  città della pianura veneta.